Vespri d’Arte
SOTTO LE SACRE VOLTE
Con visita guidata a cura di Caterina Minarelli
In collaborazione con la Pinacoteca Manfrediniana
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Variazioni Goldberg BWV 988 (Parte seconda)
Variazione XVI Ouverture – Fuga
Variazione XVII
Variazione XVIII Canone alla sesta
Variazione XIX
Variazione XX
Variazione XXI Canone alla settima
Variazione XXII Alla breve
Variazione XXIII
Variazione XXIV Canone all’ottava
Variazione XXV Adagio
Variazione XXVI
Variazione XXVII Canone alla nona
Variazione XXVIII
Variazione XXIX
Variazione XXX Quodlibet
Aria da capo
Angelo Baldan (1752-1803)
Concerto per Cmbalo
Allegro con Spirito, Adagio, Rondò
Organista Paola Talamini
Organo Francesco Dacci 1782-83
Il titolo Variazioni Goldberg è dovuto ad un aneddoto raccontato nel 1802 da Nikolaus Forkel, primo biografo di Bach. Secondo il Forkel, l’Aria con variazioni era stata commissionata a Bach da un nobiluomo di Dresda, Hermann Carl von Keyserlingk, che soffriva di insonnia e che allievava la noia delle notti in bianco ascoltando pezzi per clavicembalo suonati da Johann Cottlieb Goldberg, ex allievo del figlio maggiore di Bach, Wilhelm Friedemann, ed allievo di Bach nel 1742 e nel 1743. Altri indizi estrinseci ed esteriori (la mancanza della dedica formale a Keyserlingk, richiesta dal protocollo settecentesco, e la tenera età di Goldberg, allora [1741] quattordicenne), indicano che le cosiddette Variazioni Goldberg non nacquero come lavoro su commissione, ma fecero parte fin dall’inizio del progetto della Clavier-Übung, di cui costituiscono un grandioso finale (il IV Volume). Ciò non esclude, naturalmente, che Goldberg, entrato al servizio del Keyserlingk, non utilizzasse le Variazioni per distrarre il suo padrone insonne.
Le variazioni si concludono con un Quodlibet in cui Bach sovrappone al basso dell’Aria le melodie di due canzoni popolari, rispettivamente “Sono così a lungo restato lontano da te, ritorna, ritorna, ritorna” e “Cavoli e rape mi hanno fatto fuggire. Se mia madre avesse cucinato della carne sarei restato più a lungo. “Cavoli e rape” è una Bergamasca – anzi, Pergamasca – emigrata dalla Lombardia nella Germania centrale e contenuta in un codice della fine del Seicento; l’altra canzone è stata alla fine ritrovata in una pubblicazione uscita a Lipsia nel 1696.
La divisione in dieci gruppi, con un ordinamento progressivo dei canoni e con il culmine del Quodlibet, scandisce l’articolazione rigorosamente geometrica della struttura. Alla divisione per gruppi di tre variazioni s’affianca però nelle Goldberg un altro tipo di divisione, una divisione in due grandi parti simmetriche. La sedicesima variazione è una vera e propria Ouverture alla francese (introduzione in movimento lento, seguita da un fugato), nettamente differenziata rispetto a tutte le altre variazioni. Siccome Bach prescrive che l’Aria venga ripetuta dopo la trentesima variazione, nella forma dell’opera si crea questa divisione dei trentadue pezzi in sedici e sedici (trentadue, lo ricordo al lettore, sono anche le battute dell’Aria).




